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Andrea Cotti
 


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Cosa rimane dopo la fine   La storia di Marco Vannini, l’angelo biondo  Quando sparare per uccidere o non soccorrere dopo aver sparato per errore portano allo stesso risultato, cioè alla morte, la giustizia non deve fare sconti. Perché se è vero che l’omicidio non è stato pianificato prima, allora è stato pianificato dopo, lasciando aggravare la ferita della vittima. Per questo lo scorso 30 settembre Antonio Ciontoli, militare di carriera e addetto alla sicurezza nei servizi segreti, è stato condannando dalla Corte d’Assise, nell’ambito del processo d’appello bis, a 14 anni di reclusione per il reato di omicidio volontario con dolo eventuale e a 9 anni e 4 mesi la moglie Maria Pezzillo e i figli Martina e Federico con l’accusa di concorso nel reato per l’omicidio di Marco Vannini, deceduto dopo un colpo d’arma da fuoco sparato da Antonio Ciontoli nella villetta di Ladispoli la notte tra il 17 e il 18 maggio 2015. È di questo che si tratta, di omicidio volontario. Indipendente...
Le frappe de nonna A ognuno la sua ricetta Un tempo le frappe le preparava nonna il giovedì grasso. In cucina non ci potevi mettere piede. Se ti azzardavi anche solo a prenderti un bicchiere d'acqua diceva "Statte bono, ce pensa nonna tua" e t'aveva fregato, perché mentre tu pensavi a quanto ti amava nonna tua che ti trattava come un principe, lei intanto aveva sparso un centinaio di mine antiuomo per tutto il perimetro della cucina. Se eri poco fortunato e la nonna non ce la avevi, le frappe te le preparava mamma, con la stessa ricetta di nonna però, a occhio. Come accadeva a casa mia, non arrivavano mai fino al martedì grasso, e allora amen. Il suo lo aveva fatto e dovevi aspettare un anno intero. C’era comunque la festa a scuola con cui finire in bellezza il carnevale, e le frappe di nonne e mamme dei compagni di classe, a volte ci scappava anche qualche castagnola. Erano buone, mai come quelle che facevano a casa tua, ma ci potevi stare. Poi il carnevale sul ca...
  La storia di un fuorilegge La battaglia di Mimmo Lucano, il fondatore del Modello Riace insignito del premio per la Pace e i Diritti umani di Berna Quale valore possiamo dare alla parola democrazia alla luce di ciò che è accaduto a Riace? E che peso ha la storia sulle coscienze di chi ci governa? L’esperienza storico-politica del nostro paese per poter fungere da volano a un governo che intenda sfuggire al puro esercizio retorico degli “anti” razzismi e delle “contro” discriminazioni deve saper cogliere nel passato le sue debolezze e i suoi vizi. Per poter offrire ai propri cittadini la garanzia di una buona pratica democratica, inclusiva e con una visione che faccia dello scacchiere geopolitico uno specchio in cui riflettere la ricchezza della sua diversità, è indispensabile compiere un passo verso il riconoscimento universale della naturale tensione di ogni essere umano a vivere una vita migliore. L’indisponibilità di un governo a compiere questo passo porta inevitabilmente al...